“[…] Com’è possibile, qualora si voglia, predisporre l’osservatore al fatto che si trova di fronte a invenzioni strutturali nuove? Il costruire l'opera d'arte visiva, come viene costruito un test lasciando alle sue componenti tutta l’ambiguità percettiva sufficiente ad impedire all'osservatore di avviarsi direttamente verso una sola e definitiva interpretazione, rappresenta una possibilità.[…]

Con l'opera il fruitore entra in contatto con un sistema di funzioni percettive combinate (segni-organizzazioni di segni, movimenti-organizzazioni ritmiche) tale che tende a sottrarsi a definizioni modali delle arti plastiche; si può definire: un’emittente di stimoli coordinati capaci di ottenere dall'osservatore che ne fa esperienza un responso estetico in quanto adempie a impegni di totale integrazione ai sensi e alla intelligenza dello spettatore, che passando dalla visione alla concezione dell'oggetto, concezione della sua meccanica strutturale, passerà ad una comprensione logica da una solo sensitiva, trasformandosi da spettatore in tecnico, e la trasformazione, più larga possibile, di un pubblico di spettatori in un pubblico di tecnici è una delle mete a cui il nostro lavoro costantemente aspira […]”

Gianni Colombo, Sulle ricerche plastiche cinevisuali 1964/65, testo inviato alla manifestazione “Nova Tendencija 3” , Zagabria, 1965.

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